Dogon Sun


Nonostante sia stato scritto moltissimo circa questo misterioso popolo, l’interesse dell’Occidente per i Dogon è molto recente. Solo nel 1931 Marcel Griaule, etnologo francese, capita quasi per caso ai piedi della falesia Bandiagara, in Mali: rimarrà folgorato dal contatto con i Dogon, al punto che decide di consacrare i successivi 20 anni della propria vita al loro studio. Griaule e Germaine Dieterlen hanno scritto numerosi saggi su questo popolo (in particolare, “Dio d’Acqua – Incontri con Ogotemmeli” pubblicato nel 1948), sostenendo, tra l’altro, che i Dogon hanno una conoscenza particolarmente approfondita e moderna del Sistema Solare (addirittura, conoscerebbero l’esistenza di “Sirio B”, stella compagna di Sirio, la cui esistenza è stata accertata soltanto all’inizio del XX secolo).

Il legame tra i Dogon e il Sole pare essere suggellato da uno splendido manufatto in bronzo noto come Sole Dogon. La storia e il significato di questi Soli, al pari di quella dei loro artefici Dogon, è avvolta nel mistero: si sa che sono realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, che ogni esemplare costituisce un pezzo unico, che, per alcuni, sarebbero indossati dai capi villaggio e dalle donne di rango elevato, mentre, per altri, sarebbero stati posti sul petto dei defunti allo scopo di facilitare il trapasso nel regno dei morti. A giudizio di Roberto Ballarini, titolare di una importante galleria di Milano, la probabile anzianità dei Soli Dogon dovrebbe risultare compresa tra il XV e il XX secolo.

Tra le varie ipotesi che si fanno circa l’origine dei Soli Dogon, Pascal Delamaire racconta di una leggenda molto bella: “Molto tempo fa, il cielo era così vicino alla terra che le madri raccoglievano le stelle per far giocare i bambini prima di addormentarsi. Tuttavia, spendevano 10 soli e la terra era tormentata da una siccità terrificante. Fu per questo che un’abile cacciatore, armatosi di arco e frecce, tentò di uccidere tutti i soli. Uno però riuscì a sfuggire ed a nascondersi. Ben presto, una notte senza fine calò sul territorio dei Dogon: i raccolti non maturavano, gli animali morivano. I Dogon, allora, implorarono il decimo sole di tornare a brillare nel cielo e offrirono molti sacrifici. Alla fine, impietosito, il magnanimo sole accettò di tornare in cielo. Per ringraziarlo e commemorare questo evento un fogeron creò questo gioiello, ancora indossato dai Dogon“.Nonostante sia stato scritto moltissimo circa questo misterioso popolo, l’interesse dell’Occidente per i Dogon è molto recente. Solo nel 1931 Marcel Griaule, etnologo francese, capita quasi per caso ai piedi della falesia Bandiagara, in Mali: rimarrà folgorato dal contatto con i Dogon, al punto che decide di consacrare i successivi 20 anni della propria vita al loro studio. Griaule e Germaine Dieterlen hanno scritto numerosi saggi su questo popolo (in particolare, “Dio d’Acqua – Incontri con Ogotemmeli” pubblicato nel 1948), sostenendo, tra l’altro, che i Dogon hanno una conoscenza particolarmente approfondita e moderna del Sistema Solare (addirittura, conoscerebbero l’esistenza di “Sirio B”, stella compagna di Sirio, la cui esistenza è stata accertata soltanto all’inizio del XX secolo).

Il legame tra i Dogon e il Sole pare essere suggellato da uno splendido manufatto in bronzo noto come Sole Dogon. La storia e il significato di questi Soli, al pari di quella dei loro artefici Dogon, è avvolta nel mistero: si sa che sono realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, che ogni esemplare costituisce un pezzo unico, che, per alcuni, sarebbero indossati dai capi villaggio e dalle donne di rango elevato, mentre, per altri, sarebbero stati posti sul petto dei defunti allo scopo di facilitare il trapasso nel regno dei morti. A giudizio di Roberto Ballarini, titolare di una importante galleria di Milano, la probabile anzianità dei Soli Dogon dovrebbe risultare compresa tra il XV e il XX secolo.

Tra le varie ipotesi che si fanno circa l’origine dei Soli Dogon, Pascal Delamaire racconta di una leggenda molto bella: “Molto tempo fa, il cielo era così vicino alla terra che le madri raccoglievano le stelle per far giocare i bambini prima di addormentarsi. Tuttavia, spendevano 10 soli e la terra era tormentata da una siccità terrificante. Fu per questo che un’abile cacciatore, armatosi di arco e frecce, tentò di uccidere tutti i soli. Uno però riuscì a sfuggire ed a nascondersi. Ben presto, una notte senza fine calò sul territorio dei Dogon: i raccolti non maturavano, gli animali morivano. I Dogon, allora, implorarono il decimo sole di tornare a brillare nel cielo e offrirono molti sacrifici. Alla fine, impietosito, il magnanimo sole accettò di tornare in cielo. Per ringraziarlo e commemorare questo evento un fogeron creò questo gioiello, ancora indossato dai Dogon“.

Translate »